<strong>L’OPERA SI RACCONTA</br>L’Ottocento e la pittura di storia:</strong></br>Francesco Jacovacci</br>a cura di Maria Tamajo Contarini<h3>l’opera è stata restaurata grazie agli Amici di Capodimonte, che ne hanno promosso la valorizzazione e sostenuto tutti i costi dell’intervento</p>18 gennaio / 11 aprile 2021</p>Museo e Real Bosco di Capodimonte, Sala 6</h3>

L’OPERA SI RACCONTA
L’Ottocento e la pittura di storia:

Francesco Jacovacci
a cura di Maria Tamajo Contarini

l’opera è stata restaurata grazie agli Amici di Capodimonte, che ne hanno promosso la valorizzazione e sostenuto tutti i costi dell’intervento

18 gennaio / 11 aprile 2021

Museo e Real Bosco di Capodimonte, Sala 6

“stavale accanto mentr’essa moriva”
Ugo Foscolo, Storia del sonetto italiano, 1816

“d’altro non sisi doleva che quando l’andò à vedere nel passar di questa vita, non così le basciò la fronte, ò la faccia come basci la mano. Per la costei morte, più tempo se ne stette sbigotito, et come insensato”
Ascanio Condivi, Vita di Michelangelo Buonarroti, 1553

La mostra L’Ottocento e la pittura di storia: Francesco Jacovacci, a cura di Maria Tamajo Contarini, porta all’attenzione del pubblico il dipinto di Francesco Jacovacci Michelangelo sul letto di morte di Vittoria Colonna (1880), restaurato grazie agli Amici di Capodimonte, che ne hanno promosso la valorizzazione e sostenuto tutti i costi dell’intervento.
Esempio della migliore pittura di storia dell’Ottocento italiano, l’opera – restaurata da Karin Tortora – è al centro di un raffinato allestimento curato da Rosa Romano, in cui sono protagonisti le due grandi personalità della cultura e dell’arte del Cinquecento italianoVittoria Colonna e Michelangelo Buonarroti, legati da un profondo legame di amicizia.

Il progetto espositivo rientra nella tipologia delle mostre-focus L’Opera si racconta con cui il Museo e Real Bosco di Capodimonte, nella sala dedicata al primo piano, dà voce a dipinti, sculture e oggetti d’arte presentati al pubblico in relazione con altre opere o documenti in grado di spiegarne il contesto. Quella riproposta quest’anno prende spunto da un’altra nella quale sono state esposte per la prima volta, o dopo molto tempo, numerosi dipinti, sculture, armi e oggetti di arte applicata conservati nei depositi del museo e grazie alla quale è stata (ri)scoperta l’opera di Francesco Jacovacci Michelangelo sul letto di morte di Vittoria Colonna.

Michelangelo e Vittoria, storia di un’amicizia
Il dipinto di Francesco Jacovacci, Michelangelo sul letto di morte di Vittoria Colonna, mostra in primo piano il corpo senza vita della poetessa su cui addolorato si riversa Michelangelo. Vittoria è distesa sul letto di morte coperto da un drappo di velluto nero, dove sono poggiati numerosi rami di alloro, in omaggio alle sue qualità poetiche. Partecipano, in ombra sulla destra, figure in preghiera, probabilmente inviate per la veglia dalle Santucce, monache benedettine del monastero di Sant’Anna de’ Funari, che ospitarono Vittoria dal 1544 e da cui si allontanò solo negli ultimi giorni di vita. Al centro una figura maschile mantiene la mano dell’artista: tra le varie ipotesi, non si esclude che possa trattarsi del giovane amico e allievo Ascanio Condivi, custode delle annotazioni più intime dell’artista, tra cui lo struggente saluto all’amica. Michelangelo e Vittoria si conobbero nella Roma di Paolo III animata dalla volontà di riforma della chiesa cattolica e certamente dal 1538 strinsero un rapporto di costante scambio epistolare di cui restano alcune lettere e sonetti.

Tre le testimonianze coeve che raccontano dell’intenso rapporto tra Michelangelo e Vittoria Colonna, anche Giorgio Vasari riferisce della loro speciale amicizia. In particolare, Jacovacci riprende il testo del già citato di Ascanio Condivi, in cui viene tracciato un intenso profilo della poetessa Vittoria Colonna.

Il dipinto
L’opera fu presentata all’Esposizione Nazionale di Torino del 1880, dove vinse uno dei quattro premi assegnati alla pittura di storia, consacrando l’affermazione del pittore nel genere. Potente è la dimensione teatrale dell’opera, rafforzata dalla grandezza della tela e dal gioco cromatico tra scuri e chiari interrotti solo dai grigi del capo di Michelangelo. La tela fu acquistata da Vittorio Emanuele III per arricchire la collezione di Capodimonte, dove era già il dipinto Bernini nel suo studio, realizzato dallo stesso Jacovacci e proveniente dall’Esposizione nazionale di Napoli del 1877. Il dipinto fu notato da Giuseppe Verdi che lo riportò in una selezione di opere osservate con interesse all’esposizione torinese, che invia a Domenico Morelli.

Jacovacci conosce le temperie culturali che animarono la società degli anni successivi all’unità d’Italia. Se già Ugo Foscolo nella Storia del sonetto italiano (1816) scrive nel profilo della Colonna che Michelangelo “stavale accanto mentr’essa moriva”, nel corso del secolo il racconto delle glorie su cui poteva fondarsi il sapere della giovane nazione, favorì la produzione di biografie dei maggiori artisti, tra cui un posto di rilievo spettò a Michelangelo e alla sua musa Vittoria. Tra verità storica e mitizzazione romantica, l’artista è studiato nei suoi interessi di uomo politico, umanista, poeta e architetto, espressione dei malesseri dell’uomo che sono superati solo con la forza di ideali e capacità creativa.

I confronti e i dialoghi in sala
Per meglio comprendere e contestualizzare l’opera di Francesco Jacovacci, Michelangelo sul letto di morte di Vittoria Colonna, l’allestimento della mostra propone un dialogo in sala con altre opere, come con il più piccolo olio su tela realizzato dallo stesso Jacovacci, Michelangelo e Vittoria Colonna, del 1880, firmato “F. Jacovacci” in basso a destra, con dedica “alla sig. Emma Tutino Vertunni”, proveniente da una collezione privata di Genova. L’Autoritratto di Michelangelo, un’incisione del 1763 di Paolo Fidanza (Camerino 1731- 1785), presente nella collezione Firmian del Gabinetto Disegni e Stampe al Museo e Real Bosco di Capodimonte. Anche il Ritratto di Vittoria Colonna è custodito nel Gabinetto Disegni e Stampe del Museo; in questo caso, la firma in basso a destra “Gnaccarini inc.” offre due possibili interpretazioni dell’autore dell’incisione. Esistono infatti due incisori entrambi attivi nella prima metà dell’Ottocento: Filippo Gnaccarini (Roma 1804-1875), figlio di una famiglia di artisti romani, accolto giovanissimo presso la bottega di Thorvaldsen e Giacomo Gnaccarini, documentato a Napoli nel 1838.

L’opera dialoga infine con l’alloro (Laurus nobilis L.,1753) una pianta aromatica e officinale tipica dell’area mediterranea. Nel Real Bosco è assai diffusa spontaneamente perché si associa naturalmente alla foresta di lecci di cui è composto principalmente il sito reale di Capodimonte. Storicamente usata nei parchi e giardini come pianta ornamentale per la realizzazione di siepi compatte e cespugli decorativi, era considerata una pianta nobile, veniva coltivata nei giardini imperiali e gli imperatori romani cingevano la testa di alloro durante i trionfi come se si trattasse di una corona. Spesso rami e corone di alloro adornavano le tombe e i monumenti funebri di persone illustri e meritevoli. Non stupisce, quindi, trovarla nel dipinto di Jacovacci per adornare la salma di Vittoria Colonna.

Completa la mostra un video, a cura di Carmine Romano, responsabile del Progetto Digitalizzazione e del Catalogo digitale con il montaggio di Rossella Grasso, in cui sono riproposti i contenuti scientifici della mostra e i tanti confronti sul tema con interviste ai protagonisti e documenti di studio, dando voce alla curatrice della mostra Maria Tamajo Contarini e al direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte, Sylvain Bellenger, alla restauratrice Karin Tortora e a Errico di Lorenzo presidente degli Amici di Capodimonte Ets, associazione che ha interamente sostenuto il restauro dell’opera. Preziosa anche la testimonianza di Nunzia Petrecca dell’impresa Euphorbia Srl, a cui si devono la cura e la manutenzione del verde nel Real Bosco di Capodimonte.